Però, freschino stamattina

Però, freschino stamattina. Ciao ragazzi, buona giornata. Io e gli altri salutiamo gli altri. Loro si fermano prima di noi. Poi dopo non troppo ci fermiamo anche noi e anche noi scendiamo. E anche per noi viene il momento di dividerci. Ciao ragazzi, buona giornata. Saluto gli altri che abbiamo salutato gli altri e che siamo scesi insieme e ognuno va per i cazzi suoi. Ciao ragazzi, buona giornata. Saluto degli altri, che sono scesi dove sono sceso io, ma che non erano assieme a me. Anche se adesso siamo tutti insieme. La brezza gelida è un pugnale conficcato nei denti. C’è del gelo anche per terra. E adesso dove ci portano? chiedo. Al solito posto mi dicono gli altri. Ah, già, è vero, il solito posto dico io. Anche se io al solito posto non ci sono mica mai stato. Quando si apre la porta è spettacolo. Tante luci. E profumi. La fame mi prende lo stomaco. Buono…tu. Buono tu. Che ricordi, io vi sento spesso. Anzi no. Sono poi voci che girano su di voi. Che ho sentito, tutto qui, perché poi io a dire il vero non vi ho mai sentito. Cazzo, che fame che ho. Vedo robi con la crema, appoggiati lì. Vedo robi con la crema che hanno un profumo di crema che apre una voragine allo stomaco che brontola come Brontolo. E anche agli altri che sono assieme a me succede lo stesso. Vedo robi con la cioccolata che straborda. E che profuma di cioccolato. Ma siamo in paradiso? chiedo agli altri. Ci saremo stasera mi dicono gli altri. Ecco Luigi. Luigi è sempre il primo, mi hanno detto. Parla con le altre, saluta gli altri, poi viene da me. Me l’hanno detto gli altri. Gentile Luigi, io sono sempre il primo per lui, come lui è sempre il primo per le altre. “Oh cazzo” mi dice. Eh, lo so, purtroppo è andata così gli dico io. Mi saluta dopo non troppo. Quel taccagno oggi non ha smollato niente. Eppure gli altri mi avevano detto che era un tipo generoso. Per fortuna…sto taccagno… dico io. Ecco Andreina. Me la ricordo perché gli altri me l’hanno raccontata per filo e per segno come è Andreina. Ha il cappello blu, il naso da befana, due occhiali che sono due fanali da tir e c’ha un pelo che sbuca da un neo a forma di forma che ha sulla guancia destra. “Eccoti…” mi dice. Eccomi le dico. Poi, dopo un po’, mi fa: “Oggi, bleah. Oggi non mi sei proprio piaciuto”. E io: Vecchia strega, se non ti va bene, ci sono gli altri. Che non è che poi loro siano tanto più belli di me. Comunque vai pure dagli altri. Ecco Luca. Ecco Antonio. Ecco Mariella ed ecco Piera. E questo cos’è? domando a Piera. E’ buonissimo. Sa di crema e finalmente sento la crema che mi scalda e mi riempie lo stomaco. “Ma porca puttana” dice Piera “guarda che macello ho combinato”. Giuseppina che è di fianco a lei, so che si chiama Giuseppina perché Piera l’ha chiamata prima Giuseppina, ride grassa. E Giuseppina quando ride le si riempie tutta la faccia di pieghe e le si vedono i denti che sono tutti gialli. Poi quando smette di ridere, sento la musica. E sento che stanno trasmettendo la mia canzone preferita. “Permesso, prego, scusi” dice la ragazza con la coda. “Posso?” dice la ragazza con la coda. Mi fa scansare appena e porta via una cosa che non so che cosa sia che stava lì di fianco a me. Boh dico io. Ecco Genna. Che io credo si chiami Genna perché adesso è gennaio. Poi in realtà scopro che si chiama Genna perché Genna si chiama Gennaro. Non mi molla più. Mi attacca una pezza che a un certo punto gli dico: Senti Genna che non è gennaio ma Gennaro, mollami perché devo andare dagli altri. E alla fine mi molla. Oh era ora, dico. Non ne potevo proprio più di Genna. Vado da Francesco. Mi dà la mano e gli puzza di sporco. Dice che puzzo, che so di piombo come sapevano le macchine una volta. Anche lui non è che sia proprio il massimo della pulizia. Però cosa vuoi che ti dica. E’ così. Guardo fuori e vedo che è tornato buio, dopo che era tornato il sole. Che dentro c’è un po’ meno profumo di crema ma che c’è odore di caffè, di bitter e di salatini. E che a me fa venire voglia di caffè e bitter anche se in vita mia non ne ho mai bevuto uno. Sento un rumore incredibile. Cazzo è? dico. Una serranda? L’ho sentito dire ma non so cosa sia una serranda. Cazzo è? Ma non c’è nessuno che mi risponda. Ci sono gli altri, gli altri che erano con me stamattina, che mi dicono addio. E io gli dico: Addio un bel paio di palle. Arrivano loro, le altre. Mi prendono, mi stringono e mi ritrovo in mezzo a odori di tutto: di caffè, di banana, di crema e di cioccolato e di carta. Fatemi uscire urlo. C’è buio e non mi sente nessuno. Sento solo la mia canzone preferita. La stanno trasmettendo ancora e oggi è la quarta volta che la trasmettono. Con me non ci sono gli altri che erano con me stamattina e durante il giorno. E neanche più gli altri che erano con me stamattina. Mah dico. Quindi finisce tutto così? Da solo in un sacco nero tra odori di tutto? Eppure la gente grazie a me ha avuto di che discorrere. Come del ghiaccio. Di quel politico. Del pronto soccorso pieno per il ghiaccio. Di quel politico che ha fatto un bel lavoro. O di quel politico che ne ha fatto uno brutto, di lavori. Gli ho raccontato del più del meno. E loro mi hanno raccontato che sono vecchio e che su quegli aggeggi che tutti smanettano ci si trova di tutto e tutto più giovane e più fresco di me. Sai cosa dico: la vita di un quotidiano è una merda! Punto. In bocca al lupo a chi viene dopo di me.

Però, freschino stamattina…


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