Cappotto rosso

Tema: scrivi una favola antica in versione moderna, ambientandola nella città in cui vivi

Svolgimento

C’era poi cappotto rosso. Cappotto rosso era una di quelle che viveva in Germania, una di quelle che il ministro definiva “una di quelle teste di cui in Italia non sentiamo la mancanza”. Cappotto rosso lo sapeva di essere una di quelle teste lì. E poi anche suo padre le diceva sempre la stessa cosa: “Vai, vai. Nessuno sentirà la tua mancanza” le aveva detto suo padre quando lei aveva deciso di andarsene. Cappotto rosso in quei giorni era tornata a Reggio, da dove era partita con la sua testa di cui nessuno sentiva la mancanza almeno quindici anni prima. Per quei giorni era tornata a casa, perché quei giorni erano i giorni di Natale. Ed era da almeno quindici anni che non tornava. Neppure per i giorni di Natale.
Il 23 dicembre, alla mattina, c’era un bel sole fuori e c’era un freddo primaverile fuori, quindi non c’era freddo, e in casa c’era caldo e il camino in sala già schioppettava. Erano le otto e venti di mattina.

“Linda, devi andare a fare la spesa e a far da mangiare alla nonna perché Ivanka, la badante, oggi ha il giorno di riposo che così c’è il 24 e il 25 e la nonna non ci rompe i coglioni il giorno della vigilia e anche a Natale” disse la mamma a Cappotto rosso appena arrivò in cucina.

Cappotto rosso, cioè Linda, annuì.

“Linda, mi raccomando, stai attenta al lupo mentre passi dalla foresta” disse la mamma a cappotto rosso.

Cappotto rosso, cioè Linda, annuì.

Poi prese il suo cappotto rosso e prese pure le chiavi della macchina anche se erano quindici anni che non ne guidava più una. Cappotto rosso, mentre usciva, ripensò a quello che le aveva detto la mamma. E pensò che non ci aveva capito un cazzo e pensò che sua madre desse i primi segni di squilibrio. Cappotto rosso partì da Canali, dove vivevano i suoi, per andare a Pieve Rossa, dove viveva la nonna. In macchina, una Punto rossa, c’era profumo di Arbre Magique al pino, infatti ce n’era uno appeso allo specchietto, e per radio passavano, uno dopo l’altro, i successi di Natale.
Cappotto rosso guardava la strada e guardava fuori. E non riusciva a capire perché tutte quelle case avessero preso il posto dei prati che c’erano quando era andata in Germania. E non riusciva a capire perché Reggio si era incollata a Canali e viceversa.

Reggio non era più Reggio. O perlomeno Cappotto rosso non riusciva più a riconoscerla. Passò poi per via Luxemburg e vide che dove c’era un prato gigante prima, adesso c’erano nell’ordine un supermercato da 3500 metri quadrati, un parcheggio da 500 posti e almeno trecento appartamenti. E un grandissimo casino in strada. Code di qui, code di là. Code di sotto, code di sopra.

Insomma, una giungla. Che fosse questa la foresta che intendeva la mamma? Mentre era ferma, in coda, vide il lupo che arrivava. Il lupo si mise vicino al finestrino, glielo fece abbassare e le disse: “Ciao, Cappotto rosso, dove vai?”

E Cappotto rosso: “Vado dalla nonna, o almeno ci provo. Anche perché qui non ci si muove di un metro. Però lupo, che bocca grande che hai?”

“Hai visto, Cappotto rosso? Sarò stato bravo. Mi sono mangiato tanti campi, grazie a me è tutto più grigio e tutto più caotico. Poi ci sono le rotonde. Che però nessuno sa fare e la gente ci passa dei giorni. Avevo anche gli occhi grandi, infatti ci ho visto lungo con le rotonde”.

“E’ vero, lupo. Non ci si muove. Spero di arrivare in tempo dalla nonna. Lei mangia alle 11 e devo anche andare a fare la spesa. Però devo andare nel negozio vicino casa sua perché la nonna, delle robe che arrivano dagli altri negozi, non si fida”.

“Capisco. Ma secondo me farai fatica, caro Cappotto rosso. Comunque buona giornata. E buon Natale. E salutami la nonna” disse il lupo.

Cappotto rosso salutò il lupo. Ma la Punto rossa proprio non si muoveva. Così come la macchina rossa che aveva davanti. E tutte le altre ancora più avanti. Si muoveva solo l’orologio. Le nove e mezza, le dieci. Le dieci e mezza. Cappotto rosso era preoccupata, la nonna forse non avrebbe mangiato quel giorno. Cappotto rosso chiamò sua madre con lo smartphone: “Mamma sono bloccata nel traffico, non penso di riuscire ad arrivare in tempo dalla nonna”. E la mamma: “Linda, mi ha già chiamato quella vecchia rimbambita, stavo proprio per chiamarti. Ci ha pensato lei a farsi la spesa e anche a farsi da mangiare. Torna pure indietro”. Cappotto rosso fece inversione con la Punto rossa. E rientrò verso Canali. Durante il tragitto, ricevette una chiamata da un numero sconosciuto che iniziava per 0522. Rispose: “Pronto”. E dall’altra parte della cornetta: “Ciao Linda, sono la nonna. Grazie per oggi. Aveva ragione tuo padre: la tua testa è vuota come una zucca vuota. Torna pure in Germania, qui non sentiremo la tua mancanza, soprattutto io”.

E vissero tutti felici e contenti. Ivanka che aveva il giorno libero. La nonna che aveva il giorno libero e si era fatta da mangiare quello che le pareva, alla faccia del diabete e dei “tricicli” come li chiamava lei. Il papà e la mamma che avevano la vigilia e Natale liberi perché Ivanka ci sarebbe stata. E anche Cappotto rosso. Solo che lei visse felice e contenta solo quando tornò in Germania. Quella sera stessa.


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