Pizza

Ci sono pizzerie di due tipi. Quelle dove c’è puzza di pizza e quelle dove non c’è puzza di niente. In quelle dove non c’è puzza di niente, non succede niente. Né quando mangi, né dopo. In quelle dove c’è puzza di pizza mangi, ridi, spari minchiate con morosa e moroso o amici e amiche – cosa che capita anche in quelle dove non c’è puzza di niente -, ma sai bene che la pizza non finisce quando hai mangiato la pizza ma continua subito dopo e nel giorno o nei giorni successivi. Continua subito dopo perché assieme a te si muove un alone per niente misterioso che ti accompagna e ti avvolge. Dopo la pizza, per sparare le ultime cartucce da finto giovane, ti può capitare di decidere per la discoteca o di entrare in un locale per fare un po’ il figo e per tirare a mezzanotte, massimo la mezza, perché poi tanto sai che gli occhi ti si chiudono e corri il rischio concreto di dover far finta di andare in bagno per fare una mini pennichella da due minuti, lavarti la faccia e provare a far venire l’una meno un quarto.
Così, tanto per non dimostrare tutti i 35 che ti ritrovi sulla carta d’identità.
Comunque quando esci da una pizzeria dove c’è puzza di pizza e opti per un locale, qualsiasi esso sia, in qualsiasi angolo del mondo esso sia, sai per certo che un conoscente, un amico di amici, un amico di un tuo parente anche lontano, lo trovi.
Che non ti saluta ma senza troppi ghirigori va dritto al sodo: “Sei andato in pizzeria?”.
E tu: “Sì, perché?”.
E lui: “Si sente…” mentre sbarra gli occhi schifato.
Ok, figura di merda immediata.
Ma figura di merda con seguito.
Al rientro a casa, una al massimo non più tardi e già ti senti un bullo, piombi in un dubbio terribile. Che ti mangia dentro: giacca sull’attaccapanni o giacca sul balcone? E se piove? Scelta più semplice: giacca sull’attaccapanni, finestra semiaperta della sala, porta chiusa, consapevolezza che per tutto il weekend la giacca sarà fuori uso, in quanto perennemente sul balcone, se non addirittura da lavanderia se proprio l’odore non vuole sapere di andarsene.
Parentesi sulle pizzerie con puzza o meno di pizza chiusa, domenica sera ero in una pizzeria dove non c’è puzza di pizza. E dico per fortuna. Così mi sono guardato un po’ intorno, più del solito. E lì ho potuto constatare che in una pizzeria, in una pizzeria qualsiasi, con puzza di pizza oppure no, i presenti sono sempre gli stessi. E rispondono a canoni precisi. Standard.
1 – la coppia dove parla solo lei: il marito-compagno-fidanzato ha i maroni di traino e non gli estorci una sillaba nemmeno sotto tortura. L’unica tortura è quella trifola palle che si trova di fronte che parla di continuo e non si spegne nemmeno se cerchi il tasto e la metti in modalità off. Lui sta seduto in punta di seggiola, leggermente girato verso il corridoio e l’uscita. Ha lo sguardo perso nel vuoto e l’unica cosa che lo distingue da una mummia e che non è bendato e con la testa fa segno di sì. Ma nonostante tutto lei non demorde.
2- la coppia muta: sguardi persi nel vuoto, sguardi che non si incrociano mai, sguardi inchiodati allo schermo dello smartphone. Origliano quello che dicono i vicini, da lì prendono spunto per un discorso.
“Hai sentito cosa è successo al bar dove vai di solito? L’hanno svaligiato” dice lei.
“Sì, ho sentito. Lo sapevo da mercoledì e oggi è domenica” dice lui.
Fine delle trasmissioni. Fino almeno al mattino successivo.
“Ciao, buona giornata”.
“Ciao, buona giornata anche a te”.
Fine delle trasmissioni anche il giorno successivo.
3- la coppia con bambino/i rompi cazzo: i piccoli corrono, giocano a Twister stendendo il telo dove passano i camerieri oppure a nascondino tra i tavoli, la tana è quasi sempre in prossimità del forno. I genitori si fanno i cazzi loro.
“Scusate potreste dire ai ragazzi di stare più tranquilli? Da lì passano i camerieri” chiede gentile il responsabile di sala. E loro: “Non sono figli nostri…”.
4- la coppia con bambino tablet: i genitori parlano del più e del meno, della rava e della fava. Il figlio gioca al tablet quando arriva accompagnato dai suoi, quando si siede, quando mangia la pizza, quando mangia il dolce, quando uno dei suoi va a pagare e quando tutti insieme se ne vanno dalla pizzeria. “Almeno così tace e non rompe i coglioni” non dicono i genitori ma il concetto è poi quello.
5- i fidanzati accompagnati. E’ prassi che in qualsiasi pizzeria ci sia la coppia con parente stretto o lontano, amico stretto o lontano, a tenere su il lumicino.
“Ragazzi, andate a mangiare una pizza?” ha chiesto dieci minuti prima in bar o a casa.“Posso aggregarmi? Spero di non disturbare…”.
6- gli scalmanati: tavolo numeroso, cori da stadio d’ordinanza, sempre presenti. Anche nelle pizzerie più sperdute.
7- il cameriere smemorato: “Scusi, mi porta per piacere un’altra di minerale?”. Lui annuisce. Dieci minuti dopo, mano alzata: “Cameriere, scusi, la minerale?”. “Arriva, non si preoccupi, non mi sono dimenticato” dice lui mentre sfreccia verso le cucine. Dieci minuti dopo: “Ok, andiamo. Beviamo poi a casa…”.
8- l’attaccapezze: entra solitamente quando ti è appena arrivata la pizza sul tavolo. Ti ha notato appena entrato, si dirige verso di te con passo spedito. Senti una mano sulla spalla, ti volti. E lui/lei: “Ciaaaooo, quanto tempo! Come te la passi?”. Riponi la forchetta e il coltello. Sai che il boccone successivo di pizza che mangerai sarà quello di una Bella Napoli della Buitoni appena uscita dal congelatore.
Fine delle trasmissioni. E per fortuna che in quella pizzeria non c’era puzza di pizza. Ma, nonostante questo, per scrivere questa minchiata, l’ennesima, credo che i fumi mi abbiano comunque dato alla testa.


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