La partita

Prima di noi c’erano quelli con i 50 nel mirino: riga larga, attaccatura alta, pizzetto grigiastro, pancetta d’ordinanza. Dopo di noi quelli che i 25 sono un miraggio: fisici da atleti (quasi tutti), capello fotocopia, maglia sportiva all’ultima moda, scarpa specifica. Percentuale grasso corporeo: 0,4%. In mezzo, noi. E la classica partita di calcetto del nuovo anno. La partita di calcetto nella prima settimana dell’anno nuovo è obbligatoria come l’atto di dolore quando ci si confessa. E più o meno ha la stessa funzione: la seconda aiuta coi peccati, la prima coi peccati di gola. Cioè, in sostanza, ci si ritrova per un calcetto non perché si abbia particolarmente voglia di giocare ma solo perché si ha voglia di rimettersi in sesto dopo la ‘cura’ gastronomica natalizia. O perlomeno provarci.
LE FORMAZIONI. Appuntamento al circolo tennis, 3 gradi e “rischio ghiaccio” dice il display dell’auto; nebbia prima fuori, poi verso la fine del primo tempo, anche dentro la palestra; pm10 sotto la soglia, puntina d’odore d’ascella d’obbligo nell’aria, maglietta nostalgica come parola d’ordine. Ritrovo ore 20,45, fischio d’inizio ore 21. Francesco Chiappa, detto Frank, ormai mister a pieno titolo, si presenta con casacca rosa aderente, girovita a 3.2 atmosfere (ma probabilmente è acqua), scarpa bianca e braga nera che slancia. Con lui, che è organizzatore-capitano-mister-uomovunque-cassiere della serata, Andrea Varini, detto Vara, maglia Psv, un figurino, nonostante spacci colossali bufale “tanto non sono mica allenato”. Con loro due c’è anche Bosco, detto Bosco, maglia Henry ai tempi Arsenal, calza al ginocchio. Dicono sia buono. E lo dimostrerà. Con Frank, Vara, Bosco detto Bosco, ci sono pure Davide Zannini, detto Zanna, 376 centimetri di gambe, 41 chilogrammi, indice di massa grassa -47%, maglia di Paolo Maldini quando nel Milan giocava anche Van Basten, e Andrea Reverberi detto Revvo, vestito a cipolla con addosso, nell’ordine: dolcevita in lanetta, polo Aia in cotone rosso, pile rosso e giacca a trapunta. Arriva nello spogliatoio e si presenta con un rassicurante “credo di aver giocato l’ultima volta nel 2012”. Per la gioia dei suoi, fino a quel momento, ignari compagni di squadra.
Nell’altro quintetto base, quello avversario, Andrea Boni, detto Andre, skipper-architetto, barba più che incolta ma decisamente curata, nel corso del match avrà modo di dettare i tempi con la stessa sapienza di Paul Cayard ai tempi di Luna Rossa; Alberto Maramotti, detto Bisco, maglia di Boban a Francia ’98, ciuffo plastico “spero domani di riuscire a tagliarmi i capelli perché sono tre mesi che non li taglio”; Cillo, detto Cillo, chioma al vento, maglia verde militare, pantalone nero. Ora d’arrivo 21.22, in clamorosissimo ritardo. Marco Sandrini, casacca Real, punta di diamante della squadra (siamo a posto, nota del cronista), fresco di viaggio a Cuba. E Roberto Giampietri, detto Caggi, in casacca Bibbiano azzurra, calzone nero, calzettone blu, scarpa di un blu diverso, piede educato, capacità polmonare meno, da denuncia per il cambio di passo, da arresto per lo scatto “ma tanto mi gestisco e do tutto in fondo. Ps non calcio un pallone forte da giugno 2013”.
IL MATCH. La partita fugge via a ritmi serrati: quattro passaggi e quattro scatti al minuto. L’obiettivo di ciascun giocatore di ciascuna compagine non è segnare ma cercare di far scorrere il tempo per far arrivare il proprio turno per andare in porta a riposarsi (si cambia ogni cinque minuti). Ma il problema è il fattore S: nessuno degli altri ha infatti fatto il conto con il fattore Marco Sandrini che, dopo due incontenibili discese, porta sul 2-0 la propria squadra. Qualcuno suggerisce il catenaccio. Ma è presto, sono passati sì e no tre minuti. Andrea Boni, detto Andre, pianta di bolina il catamarano e sulla fascia naviga senza pause. Maramotti, detto Bisco, chiude ogni pertugio; Giampietri, detto Caggi, non si capisce cosa faccia. In porta Cillo, in punizione per il ritardo, scalpita e para il parabile con qualsiasi parte del proprio corpo. Dall’altra parte Bosco, detto Bosco, semina il panico con discese incontenibili; Varini, detto Vara, salta tutti e sgancia siluri da minimo 36 metri. Andrea Reverberi, detto Revvo, perde tempo a vestirsi e svestirsi in base ai soffioni che scaldano l’ambiente e non tocca quasi mai il pallone. Fino a 3 minuti dalla fine quando, in canottiera, bermuda da mare e Havajanas ai piedi, estrae dal cilindro un cucchiaio d’altri tempi e infilza da posizione impossibile l’altrui porta. Zannini, detto Zanna, fa tutti i ruoli della difesa e tappa le falle; poi c’è Frank che dispensa consigli a tutti, anche agli avversari, perché ormai si sente mister dentro. La partita è tiratissima. Un’altalena di emozioni che si conclude quando il tabellone luminoso segna le 23.27 (anche se in realtà sono le 22.27), con quelli che i 25 sono un miraggio che si stanno scaldando da almeno un’ora e non hanno nemmeno una goccia di sudore e Revvo che alleggerisce la calura con un collo perfetto dalla trequarti sul Molten che, stando alle testimonianze raccolte dagli inquirenti, termina la propria corsa a Montericco (ultimi avvistamenti a Montericco Basso ma traiettoria ancora in ascesa). Al triplice fischio, dopo due time out, una pausa di un quarto d’ora per bere e una grigliata, il finale è 12-9 per il Sandrini’s Team. Con 44 gol, 13 assist, un rigore parato per lo stesso Sandrini, “man of the match” secondo Daniele Adani. Bosco, 17 reti. Revvo, quattordici abiti indossati nei 47 primi e 19 secondi di gioco effettivo. Frank, otto arancini mangiati (ma erano d’acqua). Andrea Boni, detto Andre, 96 discese di bolina e altrettante di poppa a 16 nodi e un gol da antologia. Varini, “ma tanto non sono in forma”, col record di chilometri percorsi, Zanna e Bisco con quello delle chiusure effettuate, Cillo con parate e gol e gol e parate.
Da segnalare la sparizione della porta dello spogliatoio nel corso del match. Giampietri, inutile durante l’intera partita, nelle interviste nella Press Area ha tuonato: “Peccato sia scomparsa. E’ stata l’unica porta che ho visto stasera”.
Calorie consumate: 540, in dieci. Sì e no, una fetta di cotechino. In dieci. A risentirci al 2017. Obiettivo? Perdere almeno tre tortelli. Ma, stavolta, a testa.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...