Ex….pò?

La coda, come diceva qualcuno, è un modo per socializzare. Forse. Nell’ora e passa per l’ingresso al padiglione giappo non è che si socializzi più del tanto. Si chiacchiera, certo. E la mia morosa trova pure dieci euro per terra. Mica male come inizio. Gli inservienti sono tutti eleganti, hanno i sorrisi stampati sulle labbra. L’addetto alla security, italiano, fa un po’ il figo e alterna frasi senza senso in italiano con la stessa dimestichezza con cui si esibisce in “arrigatoi” e “saponara” (da non confondere con il centrocampista che l’anno scorso giocava nel Milan). “Scalicatelapp” si raccomanda Kaori, anche se non penso si chiami Kaori. Ma è il primo nome che mi è venuto pensando a Mila e Shiro. I giappi sono affabili, il padiglione è uno spettacolo. Luci e colori, odori e sapori. C’è pure il pranzo virtuale, squisito. Bacchette e piatti uno dopo l’altro. Solo da vedere. Effetto? Stomaco che recita la Divina Commedia già alle 12 anche se, per uno come me, un qualsiasi ristorante giapponese resta un locale da visitare solo all’esterno. Dopo il “pranzo” è il momento della valutazione. Ognuno dei visitatori è libero di esprimere con serenità il proprio pensiero; ma l’organizzazione del Sol Levante, accanto alla consolle elettronica dove si esprimono i giudizi, ha piazzato due ninja. Io ho schiacciato il tasto con lo smile grande così. Aggiungendo un ‘amo le vostre prelibatezze’.
Il Qatar e il Marocco non sono affatto malaccio. Luci e giochi, ventilatori che ti fanno provare cosa voglia dire vivere nel deserto. Ma l’incontro con culture diverse apre mondi. E affascina. La Svizzera è un labirinto senza un senso. Due tacos dallo spagnolo? Proposta allettante. Ma la parte dove si “coma” è tutta cerrada. Allora vai di Messico. Quarantacinque euro per il pranzo è un po’ mucho. Meglio l’Olanda. Sembra di entrare in una vecchia fiera di paese, fantastico. Ci sono i camioncini che propongono i piatti tipici della tradizione orange: hot dog, hamburger, frutta e yogurt. A un prezzo accessibile. E ci fermiamo a pranzo. Non prima di aver visitato l’Austria. Una foresta dentro un padiglione. C’è un fresco che verrebbe voglia di trasferirsi lì. Nel curvone in fondo han piantato un baretto che gestisce Peter, l’amico di Heidi. C’ha uno strudel che potrebbe rientrare nel patrimonio dell’Unesco. Ma come i cavalli col paraocchi filiamo dritti senza sosta. Per visitare il padiglione italiano la fila arriva a Varese. Andiamo oltre. Israele. Loro sanno fare tutto, hanno inventato tutto. Così almeno dicono nel filmato che propongono: la ruota, l’aratro, l’energia elettrica, hanno scoperto l’America, il telefono e internet e l’irrigazione a goccia. E’ tutto loro.
Torniamo sul Persico, sponda Emirati Arabi Uniti. Col pass ‘media’ scavalchiamo la fila. Entriamo col primo gruppo in arrivo. Con noi ci sono quattro mogli dell’emiro Alaalah Lallalah. O almeno credo sia un emiro e almeno credo siano quattro mogli. Una ha una borsetta che costa come la mia Punto, l’altra ha un anello che equivale al Pil dell’Italia e un Rolex che costa quasi come tutto l’Expo. A un’altra tira il culo camminare e si è noleggiata un quattro ruote elettrico nonostante abbia un paio di Nike verdefluo ai piedi. Di certo la parte di harem con le mogli gnocche il caro sceicco se l’è tenuta a Dubai. Finiamo in Cina, l’ingresso sa di the verde e non di fritto. Insolito. Dentro è pieno di ombrellini per i cocktail in formato da passeggio. Giretto su e giù e venti minuti di fila per uno dei quattro spettacoli più imbarazzanti in cui ogni essere umano possa imbattersi. Ci sono bimbiminkia cinesi che sanno fare tutto. Conoscendo i cinesi, quelli che cantano saranno minimo come Carreras-Domingo-Pavarotti. In realtà sembrano usciti da un reality: hanno la voce da gatti e sono pure stonati. Le bimbeminkia fanno ginnastica artistica. Pensiamo a piccole Nadia Comaneci; in realtà, a volte, non ballano neppure la stessa cosa. Da brividi. Usciamo e, per dimenticare, trangugiamo un Cornetto Sbagliato. Che si chiama proprio così e ci rimette in sesto. Chiudiamo col Nepal. Padiglione capolavoro. Salutiamo Expo. E rincasiamo. La gente è in ferie. In giro c’è poco. A Corte Tegge incrociamo due macchine. Nell’aria c’è odore di Yonkers. Un po’ di Expo è anche qui.


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