Menabrea

“Fez, cos’hai?”

“Niente, Giova”.

“Non prendermi in giro. Si può sapere cos’hai?”

“Ti ho detto che non ho niente”.

Erano seduti al tavolo dell’american bar che di american non aveva nulla in attesa che sul banco in marmo e legno iniziasse la sfilata domenicale degli aperitivi. Avevano una Menabrea tra le mani, come accadeva ad ogni ritrovo post-partita.

“Fez, sei silenzioso. Non è da te. E’ successo qualcosa in campo?”

Giovanni non demordeva.

“Giova, piantala” gli disse.

A quel punto il silenzio li avvolse per alcuni istanti.

“Almeno dimmi come è andata?” disse Giova, slacciando la zip della giacca della tuta sportiva. I primi caldi di maggio si facevano sentire.

“Abbiamo perso 2-0 e ho fatto cagare” disse Federico.

“E c’è da ridursi in questo stato se per una volta hai fatto cagare. Succede. Siamo al primo anno di D, ti può capitare di peccare un po’ d’inesperienza” disse Giovanni, trangugiando un sorso di Menabrea “hai già segnato 10 gol, mica male per un novellino della categoria. O sbaglio?”

“Oggi avrei potuto farne altri. Anzi, mi sentivo che avrei segnato” disse Federico.

“E invece?”

“E invece niente. Sono entrato negli spogliatoi prima della partita carico a mille – disse Federico – Avevo sognato che avrei segnato. E quando sento il gol, di solito arriva. Ti dirò di più. Sono lì seduto sulla panchina con Antonio al mio fianco e gli dico: Oggi Anto quando segno, corro verso la bandierina come faceva Batistuta e poi mi ci fermo nei pressi come fossi una statua”.

“Ho capito, avevi pianificato tutto. Ma può succedere che i sogni non si realizzino” gli disse Giovanni.

“Vero, ma non è questione di sogni. Vicino ad Antonio c’è Michele, 37 anni ed esperienza da vendere. Sente quello che dico e mi fa: Non scomodare Batistuta, oggi non segni, non devi. L’abbiamo venduta e finisce 2-0 per loro. Prego, pagamento anticipato. E mi ha allungato 100 euro. Capito perché ho poca voglia di parlare?”

“Cazzo” disse Giovanni. “ E dopo?”

“Ho giocato come se nulla fosse. Ma credo di aver giocato l’ultima partita della mia vita”.

Si alzò di scatto e saldò il conto suo e di Giovanni. Due Menabrea. Appoggiò cento euro sul bancone. Uscì senza attendere il resto.


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