Radiosveglia

“Il Manzo le castiga tutte”. Il Manzo spalanca la porta di vetro e alluminio con la stessa spinta di un toro a Pamplona il giorno di San Firmino. In bar si voltano tutti. O quasi. Nello, 94 anni, è seduto sul divano in sintetico, dritto sulla schiena e col mento appoggiato all’impugnatura del bastone. Dorme beato in quella posizione da almeno quaranta minuti. Una statua. Con l’Amplifon in modalità off è come se vivesse in un acquario. Non sentirebbe una cannonata, figurarsi se si è mosso all’arrivo del Manzo.
“Una Corona, Wu” ordina il Manzo. Wu, 167 centimetri di cinese, sorride. E’ il suo modo per dire sì. Forse, mettendole insieme tutte, conoscerà tre parole d’italiano. Wu guarda Alena, russa 25enne, un metro e ottanta di gamba al bancone insieme a lui. Wu il braccio, Alena la bocca. Detta così sembrerebbe un tandem loschissimo. Coppia insolita, certo. Come è certo che nessuno sappia quale strano scherzo del destino li abbia fatti incrociare. Comunque sono lì e gestiscono la bettola.
“Manzo vuoi limone dentro?” chiede Alena.
“Alena, io i limoni li ho fatti con delle fighe che tu e Wu nemmeno immaginate. Ma sì, metticene pure una fetta dentro la birra” dice il Manzo. La Corona arriva puntuale. Il Manzo la prende e inizia a sorseggiare. Il Manzo ha i capelli lunghi e unti tirati all’indietro, un’età indefinita e indossa il solito giacchino da pescatore con mille tasche. Ai piedi ha le antinfortunistiche. Nessuno è a conoscenza di quale lavoro faccia, nessuno sa il perché indossi sempre quelle due travi di legno rifinite in acciaio.
“Il Manzo le castiga tutte. E l’altra sera è toccato a Svetlana” dice. E’ lunedì. E il lunedì è il giorno in cui il Manzo scende dai monti poco distanti dove abita e racconta le sue avventure a sfondo rigorosamente sessuale.
“Manzo prendo da bere e arrivo” gli dice Andrea da vicino al bancone.
“Se inizi non so cosa ti faccio” dice Luca mentre seduto a un tavolo sta leggendo la Gazzetta dello Sport.
“Tranquilli ragazzi. Il Manzo non ha fretta” dice appoggiandosi al bancone. Alena e Wu si avvicinano, così come Andrea e Luca che nel frattempo ha concluso l’ennesimo articolo sulla stagione di merda del “suo” Milan. Nello continua a dormire. Il Manzo sorseggia un altro goccio. E attacca.
“L’altra sera era al Mach e aggancia Svetlana”.
“Chi era Mach? Chi aggancia Svetlana?” chiede Alena.
“Il Manzo” dice il Manzo stupito dalla richiesta assurda. Quando narra le conquiste parla sempre come se fosse un altro, uno diverso da lui.
“Misure, peso, nazionalità?” domanda Andrea.
“Un metro e ottanta, 60 chili più o meno, Slovacchia, due minne da paura” dice il Manzo, asciugandosi la bocca con il dorso della mano dopo una sorsata di Corona.
“Culo?” chiede Luca.
“Da processo” dice il Manzo. “Illegale, così piccolo che non era una culo, era un cucciolo di culo. Stava in una mano”.
Wu ride. L’italiano praticamente non lo parla, ma capisce tutto.
“Svetlana gli passa di fianco, lo squadra da cima a fondo e si sposta verso il centro della pista. Il Manzo la segue e attacca pezza subito”.
“Limone duro all’istante?” domanda Luca.
“Due minuti. Il Manzo ha perso un po’ di smalto l’altra sera. Un metro di lingua conficcato in gola e palmi saldi sulle chiappe al minuto due. Sta invecchiando il Manzo e si vede. Un tempo c’avrebbe messo meno. Ma dopo qualche attimo la tipa si è voltata e gli si è incollata addosso. A un certo punto il Manzo ha sentito qualcosa che si muoveva all’altezza dei bottoni dei Roy Rogers. Svetlana ci aveva già messo una mano dentro”.
Andrea e Luca incrociano gli sguardi stupiti con Wu e Alena. Nello è in piena fase rem. Potrebbero anche bombardare, di certo le sue palpebre non darebbero alcun segno di vita.
“No timida ragazza eh?” dice Alena.
“Timida proprio no” dice il Manzo. “Pensa che dopo un attimo, approfittando di una pausa tra un pezzo di musica e l’altro, al Manzo ha sussurrato in un orecchio: Vieni da me dopo, abito qui vicino”.
“Tempo totale per portarla in camera?” domanda curioso Andrea.
“Quarantasette minuti” risponde il Manzo. “L’ha agganciata all’una e cinque, all’una e cinquantadue erano da lei. E con niente addosso”.
“In media rispetto al solito?”
“Andrea, che domande. In media, in media” dice il Manzo, sistemandosi la cintura in pelle e dandosi una ‘pizzicata’ poco sotto la cerniera delle braghe. “Di solito il Manzo quando castiga, dal gancio al momento in cui è orizzontale e poco vestito sul letto, rimane entro l’ora”. Wu ha il sorriso stampato sulle labbra da quando quell’uomo dall’età indefinita e con le antinfortunistiche ai piedi ha iniziato a narrare le sue gesta. Alena è in piedi appoggiata alla macchina del caffè a un metro dal bancone e non vuole perdersi neppure una parola.
“Il Manzo e Svetlana sono usciti dal Mach. Hanno attraversato la strada e sono arrivati al numero cinque di via Roma. Un attimo e dopo due rampe di scale erano da Svetlana all’interno tre. Casa carina, curata. Appena chiusa la porta, Svetlana si è girata di scatto e, piantandogli una mano dentro le mutande, gli ha conficcato un metro di lingua in bocca. Gli ha slacciato i pantaloni e glieli ha abbassati. Il Manzo invece, dopo essersi liberato dal tornado che la slovacca aveva al posto della lingua, le ha tolto la camicetta e ha affondato il naso in quel davanzale da paura”.
Il Manzo interrompe la narrazione per prendere fiato e trangugiarsi l’ultimo goccio di Corona. Andrea lo fissa con invidia e avidamente butta giù una sorsata interminabile della media che Wu gli ha preparato prima. Luca ha la bocca semiaperta e non proferisce vocabolo, è un pesce a caccia di plancton. E’ estasiato ed eccitato.
“Poi?” Alena vuole sapere.
Il Manzo sorride: “Sei curiosa eh?”
Una secchiata improvvisa di vernice bordeaux tinge il volto di Alena, imbarazzata.
“Poi Alena…” il Manzo la fissa negli occhi con malizia “il Manzo e Svetlana sono entrati in camera da letto che già erano nudi. Svetlana ha appoggiato mani e ginocchia sul materasso mentre il Manzo, in piedi poco fuori dal matrimoniale, le faceva la cura. Con davanti un culo da hit dei culi e con le mani su due meloni mai visti, il Manzo, freddo come un calippo al tamarindo, ha avuto anche modo di dare un’occhiata al soffitto. C’era una strana luce rossa; era una di quelle cazzo di radiosveglie che dal comodino sparano un fascio di luce con l’orario: faceva l’una e cinquantatre”.
“Manzo sei un animale” dice Andrea. “Quando castighi una, non ti sfugge niente. Io, al tuo posto, davanti a un ben di dio così, non facevo nemmeno in tempo a guardare il soffitto. A me bastava una sola sfiorata di bocce per arrivare al momento di doccia e paglia postume”.
Alena, Wu, il Manzo e Luca ridono di gusto. Andrea non è nuovo a definirsi un tipo da sveltina, a volte fin troppo sveltina.
“Lo sappiamo che sei Bolt” dice il Manzo. “Il Manzo invece le dava dei picchi che pensava di squarciarla. Aveva i capelli inzuppati di sudore mentre senza fermarsi un istante la faceva muovere con forza avanti e indietro. Svetlana, a ogni tamponata, urlava sempre più forte. Il Manzo stava per esplodere. Fin quando, con la solita retro coordinata al millesimo, ultimava la pratica”.
In bar cala il silenzio. Alena si mordicchia il labbro, immaginandosi di essere lei Svetlana. Il volto di Wu è senza espressione. Fissa il Manzo come se fosse un extraterrestre disceso dall’olimpo dei maestri dell’arte amatoria. Andrea e Lorenzo sono in contemplazione di quell’uomo dall’età indefinita al quale non ne sfugge una.

“E che ora faceva la radiosveglia quando hai finito la maratona?” Una vocina tremolante spacca all’improvviso il muro di silenzio che si è impossessato del bar. E’ Nello, il 94enne. Il Manzo spinge il vuoto della Corona sul bancone, si sistema il giacchino dalle mille tasche e dice imbarazzato: “L’una e cinquantatre”.
“Bravo, meglio del solito” dice Nello. “Sei durato quasi un minuto, più o meno lo stesso tempo che ci metto io a infilarmi la dentiera la mattina…”


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