Ne rimarrà soltanto uno (a)….

Qui tira una brutta aria. Dunque, un attimo. Quella di Botteghe, via. Eliminata. Quella nel centro di Albinea, via. Rimossa. Aspetta, fammi pensare un secondo. Se faccio bene i conti, mi sa che resto solo io. Le altre che elenca il sito, secondo me, e se la memoria non mi tradisce, ormai sono solo ricordi. Non ce ne sono più, nonostante la mappa le indichi ancora con precisione.

Sito? Ma pensa come mi sono ridotto a parlare. Fino a 10-15 anni fa, manco sapevo cosa fossero ‘sti siti. E nemmeno tutti gli altri lo sapevano. Adesso tutti fighi, tutti col 4G. E internet sempre a portata di tasca. Ho visto i gettoni. Ve li ricordate? Ma sì, dai. Le monetine bronzo-dorate che valevano 200 lire e che il barista furbetto vi sbolognava nei resti, facendovi smettere di tirare delle saracche quando già eravate arrivati a casa e vi chiedevate: “E adesso cosa ci faccio con questo gettone?”.Tanto che qualcuno si inventava chiamate così, a caso, solo per utilizzarli e toglierseli dalle tasche. O pensava scherzi divertenti. Ne ho sentiti tanti in questi anni. Alcuni, sinceramente, non facevano ridere. Altri, però, sì. Lo ammetto: c’era da pisciarsi addosso. Qualcuno sentiva l’amante, ci si dava appuntamento. C’era la ragazza che scendeva per chiacchierare col moroso e proteggere quelle parole al miele dai timpani sempre vigili di mamma e papà. Altri, semplicemente, avvisavano casa del guasto alla macchina, del ritardo. Che anni quelli. Era una viavai continuo. Adesso non mi ha più in nota nessuno. E le vetrate che mi circondano, se non per qualche scritta con la bomboletta, sembrano ancora più trasparenti del solito.

Le schede? Già, è vero: le schede. Che ridere. Gente che andava e veniva per vedere se qualcuno, casualmente, ne aveva abbandonata una sulla mia testa dopo aver esaurito il credito. C’erano degli appassionati che ne collezionavano a valanghe. E che, tornando dal lavoro, entravano e uscivano dalle rivendite. Si sa mai che ne avessero lasciata lì qualcuna, vuota. Ma che comunque era un pezzo da inserire nel raccoglitore apposito dove si tenevano tutte le altre, in buona compagnia.

E i colori? Ho cambiato tanti abiti, lo so. Forse ne ho avuti altri ma il primo che mi balza alla mente è quel verde militare con tanto di rotella con i numeri. Ci si metteva minimo un minuto per comporne uno, faceva quel suono inconfondibile. Poi mi hanno vestito di rosso, coi tasti grigi, l’apparecchio nero e il filo laccato argento. Poi ho indossato il grigio col ricevitore rosso. E tanto di display digitale in bella mostra. I tempi cambiavano. E pure io. Ma le porte da saloon rimanevano sempre.

Resterò solo, mi sa. Non penso che qualcuno si prenda la briga di presentare ricorso per le altre? Ma dai, ci mancherebbe. Anch’io mi sento un po’ fuori dal tempo, dal mondo. Anche se continuo a esserci. Sempre qui, vicino alla chiesa. Si sa mai che possa essere ancora utile a qualcuno, anche solo una volta. Nonostante smartphone e cellulari plurimi nelle tasche di giovani e meno giovani, vecchi e meno vecchi. Insomma, ormai è come se fossi un Highlander: “Ne rimarrà soltanto uno”, dicevano in quei film tra gli ’80 e i ’90. Sì, è vero: io. Sono vetusto, anacronistico. Tutte verità. Però una battuta concedetemela. D’ora in poi almeno chiamatemi come Lambert, l’immortale. Cristopher, bel  nome. Solo che io sono Cristopher Cabina. E secondo me non suona nemmeno tanto bene.

 


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