La TRIBUna del calcio

Domenica, metà settembre. Nell’aria un caldo che non ci si sta. Sole velato, umidità al 400%, maglia che si incolla tra i rudelli della pancia e che, una volta seduto, assume gli stessi toni della pelliccia della tigre del Bengala: una striscia intrisa di sudore, l’altra secca come chissà. Convinto da amici, erano anni che non capitava di trascorrere un pomeriggio così, ti ritrovi sui gradoni di uno stadio di serie A. Una rapida occhiata in giro e, tac, come da tradizione, ti imbatti nella consueta meravigliosa carrellata di personaggi. Veri e propri animali da tribuna. Tutto come una volta.

Chi sono? Eccoli.

IL ‘PIEROANGELA’: ha un’età indefinita. Lo si nota subito perché della partita non gliene frega un beneamato kaiser. Il suo sguardo sfugge, la sua testa ruota a 360 gradi. L’unico obiettivo della giornata è dedicarsi anima e core alla fauna femminile che bazzica i popolari. Tre file sotto e tre fila sopra di lui la gente sta seria forse 46 secondi sui 105 minuti (intervallo compreso) previsti dal match. Si scatena e urla come un esagitato. Sempre. Anche se il gioco è fermo: “Ve mo, ve mo ch’pepa. Vai Floro Flores”: l’ignara girl indossava la casacca del centravanti sassolese.

IL FANATICO: l’opposto del ‘Pieroangela’. Non spiaccica una parola, volto bianco cadaverico o rosso fuoco, teso come una corda da violino. Il giorno della partita è nervoso quando si sveglia. E’ nervoso quando la moglie, ore 12,30, gli esibisce sotto il naso un piatto di cappelletti in brodo fumanti e un bollito con la salsa. E’ intrattabile durante la gara, si fa la manicure coi denti. Se si è perso, è la fine; intraprende la via più semplice: silenzio stampa fino al sabato successivo, vigilia della rivincita.

IL PITTORE: lo si riconosce perché, estate e inverno e solo che sbuchi un raggio di sole appena tiepido, sfodera un orrendo cappellino da Pinocchio ricavato col giornale distribuito all’ingresso dello stadio. Faccia quasi sempre da tatone, vestito quasi sempre alla moda: sì, quella che andava negli anni ’60 e di cui lui, gelosamente, si è autoproclamato testimonial, sfoderando capi originali conservati nell’armadio e intrisi di naftalina.

IL TECNICO: il calcio è tattica, il calcio è geometria. E a lui basta solo un’occhiata al terreno di gioco. Se gli sei seduto accanto, nel giro di tre secondi ti svela tutti i segreti dei moduli delle due squadre in campo. Con tanto di formazione che invece avrebbe fatto giocare lui. Per 90 minuti parla di diagonali, elastico, sovrapposizioni, uno-due e giropalla. Ma le uniche che girano sono le tue.

IL PADRE ESEMPLARE: porta alla stadio il figlio per assicurare alla consorte/compagna un po’ di relax pomeridiano. Prima del riscaldamento il bimbetto, che non sta fermo un attimo e che salta su e giù dai gradoni mentre calcia una lattina di Coca Cola trovata non si sa dove, gli ha già chiesto almeno una dozzina di volte “quando finisce?” o “quanto manca?”. Il papà subito fa finta di niente. Al 45’ comincia a essere nervoso. Al triplice fischio, con la squadra del cuore al tappeto con un secco 0-3, opta senza proferire parola per la punizione più drastica: “Ti giuro che se da vecchio mi sono messo da parte due soldi, li scrocio tutti e non ti lascio una lira: cagacazzo d’un figlio!”.

IL NOSTALGICO: nell’epoca del wi-fi e degli smartphone si presenta sugli spalti con una radio portatile grande come una tv e senza auricolari. Segue la partita in religioso silenzio, concentrato su ‘Tutto il calcio minuto per minuto’. Al primo “scusa Cucchi…” inclina dolcemente la testa verso il cimelio custodito sul braccio sinistro a mo’ di poppante e invita gli altri tifosi accovacciati nei pressi ad ammutolirsi: “Ssssssssshhhhhh, hanno segnato. Ma non ho sentito chi!”.

LO SNAI-MAN: minuto 87, 1-1 tiratissimo, tensione alle stelle. E lui? Lo riconosci perché, come ha visto che sul telefonino hai Livescore, ti domanda: “Scusa, sai mica quanto è finita Platanias-Ethnikos Gazoros? Ho l’over 3 e mezzo…”. E tu, stupito e seccato, ribatti: “No, però so cosa ha fatto il Bibbiano. Ti interessa?”.

IL MANGIARBITRI: l’arbitro è in campo? Bene, la colpa è sua. Sempre e comunque. Punto.

LO SCLEROTICO: insopportabile, abbonato fin dai tempi antichi. La fama lo precede: sta seduto da solo, quattro posti liberi sopra, quattro sotto, quattro a destra e quattro a sinistra. Nessuno vuole avere contatti, come se fosse contagiato da un virus letale.

IL ‘DON’: usa le madonne al posto delle virgole, dei punti e delle e. Bestemmia quando urla, quando esulta e pure quando ti saluta. Occorrono circa tre domeniche, ma poi finalmente riesci a comprendere il suo vocabolario. Come in Erasmus. A fine stagione puoi dire di avere imparato una nuova lingua.

IL FUTURISTA: per lui il calcio moderno è una sorta di stupro al pallone tutto tecnica e poesia dei tempi andati. Se è nato tra il 60’ e il ’70 divide i periodi storici in “Avanti Maradona” e “Dopo Maradona” oppure in “Avanti Platini” e “Dopo Platini”. Se è più vecchio, c’è stato solo Rivera. Tutto quello che è arrivato dopo è una marmaglia di bidoni: tutti scarsi e solo capaci di correre.


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