Un punto di vista

Mai, in vita mia, mi ero imbattuto in una campagna elettorale. Non ho esperienza nel campo, non ho la più pallida idea di come si possa fare a reperire voti. Ma, soprattutto, non ho la faccia tosta per suonare il campanello, consegnare un volantino e supplicare una o più persone ad ascoltare le motivazioni per le quali dovrebbe (dovrebbero) applicare la sua (loro) ‘ics’ per il candidato che mi ritrovo a ‘sponsorizzare’. Insomma, la politica non è mai stata affar mio.

Poi, un giorno, prossimo ai 33 anni, sento squillare il telefonino nella tasca.

“Ciao, ti andrebbe di fare due chiacchiere? Vorrei presentarti le mie idee, sentire le tue, poi deciderai se vorrai sostenermi oppure no”.

“Boh, non saprei”.

Alla fine mi lascio convincere.

Qualche giorno dopo mi ritrovo a colloquio. Le proposte per il futuro del paese in cui vivo non mi paiono affatto male.

“Ok, hai il mio appoggio” sintetizzo alla fine dell’incontro.

Prima, a dire la verità, mi ero fatto incuriosire, mediante le parole di un amico, dalle proposte dell’altro candidato che non conosco personalmente.

Chiamo l’amico.

“Scusami ma ho deciso di sostenere l’altro candidato. Mi pare abbia delle argomentazioni molto valide, dei buoni propositi”.

“Nessun problema, figurati” mi assicura.

Ed eccomi qui. A partecipare a qualche incontro, a parlare di proposte per il futuro e per il rilancio (se possibile) di questo o quel settore di Albinea.

“La nostra campagna, in vista delle primarie, sarà incentrata sulle nostre idee. Sia chiaro a tutti che non facciamo campagna contro l’altro candidato ma per il nostro”: questa la prima raccomandazione che lo stesso possibile futuro sindaco tiene a farci.

La gente applaude. Tutti sono concordi.

Insomma, massima lealtà e zero colpi bassi.

Ma il tempo passa. E, con l’avvicinarsi della data fatidica, scopri che almeno da parte di alcuni dell’altro versante, le cose vanno un po’ diversamente.

Sostieni una persona? C’è chi, almeno stando ai racconti delle persone, ti bolla come “sfigato”.

Le motivazioni per le quali colui che sostieni, queste sentite con le mie orecchie, non può diventare sindaco è perché “non sa nemmeno parlare”. O perché, dopo dieci anni con incarichi da consigliere e assessore prima e da vicesindaco poi, “è giunto il momento che si trovi un lavoro come tutti”.

E, per concludere, la mazzata finale: la scesa in campo a mezzo stampa di chi, da diverso tempo, si occupa ormai di faccende distanti oltre 2 ore (di Italo o Frecciarossa, benedetta Tav) da quelle albinetane. E che ha pensato bene di ‘sfiduciare’ colui che, per quasi due lustri, è stato suo fedele scudiero.

Giusta una presa di posizione così? Secondo me no, soprattutto a una manciata di giorni dal voto.

Sbaglio? O magari, vista la mia totale inesperienza in politica, mi sono perso qualche passaggio? 


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