Champagne Supernova

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Champagne Supernova è del 1995. Liam e Noel Gallagher sono ancora assieme e, col resto degli Oasis, sfornano successi a ripetizione. Due anni più tardi, qualcuno, quella hit ancora la fischietta. Magari pure sulle tribune di quel campo dell’Appennino dove accade qualcosa di impensabile. C’è lo champagne, c’è un SuperNova. E c’è pure una sana rivalità. Due paesi. Qualche sfottò.

 

Non una data come le altre

C’è caldo il 7 agosto del 1997. C’è afa. Non una novità. E’ una di quelle sere in cui la pelle si appiccica, una di quelle sere in cui si suda anche senza volerlo. E’ la sera di San Gaetano, la sera della festa del patrono. Il parroco don Giuseppe Bassissi si presenta al cospetto di una chiesa insolitamente vuota. Tra i banchi solo alcune decine di persone. In pieno stile “Il buono, il brutto, il cattivo”, un cespuglio secco scivola via nel corridoio centrale. E’ una chiesa a tinte rosa: donne, donne e ancora donne. Mariti e fidanzati si contano sulle dita di una mano. Pure San Gaetano, dall’alto del suo bronzeo sguardo, pare perplesso. Ma basta poco per capire. Anche a lui. Più o meno 25 minuti di macchina, arrampicati sulle rive del Secchia, un intero comune ha invaso Baiso.

 

Qui Baiso, a voi studio”.

Uno strano scherzo del destino fa incrociare le due cugine: Albinetana da un lato, in panchina il tandem Giacomini-Poli, Borzanese dall’altro (mister Rinaldi a dirigere l’orchestra). La posta in palio è di quelle mica tanto da ridere: l’accesso alla finale del ‘Montagna’. “Avevano disputato il torneo solo per contrastarci – racconta con un sorriso il mister borzanese – Nelle precedenti edizioni avevamo ben figurato e, ad Albinea, la cosa era difficile da digerire”. I borzanesi si presentano con una squadra di grande spessore: Ghizzoni è un bomber implacabile, Vacondio (conosciuto dai più come ‘Al fiol dal Nader’ per la caratteristica andatura a papera) è un fantasista capace di bollare come un dannato e fornire assist a ripetizione. Insomma, una corazzata. L’Albinetana è partita lenta. Ha cambiato qualche esterno fino a trovare la giusta quadratura. Una pattuglia di calciatori bresciani si è impossessata delle maglie bianco-rosso-blu. Tra essi il mitico Nova: 195 centimetri di altezza, difensore centrale, tritolo al posto del mancino. Un libero con due piedi alla Baggio che calcia le punizioni come Roberto Carlos: vi pare poco? A Cerredolo, in una delle uscite precedenti, ha sparato un siluro dai 30 metri che si è insaccato alle spalle del portiere avversario, incenerendolo.

A Baiso, a parte i due leocorni (quelli, come recita la celebre canzoncina, non ci sono mai), “non manca più nessuno”. Tribuna stracolma. Come è stracolma la collina che funge da curva alle spalle di una delle due porte. Si parla di 2000, 2500 spettatori. Un intero comune. Sindaci, assessori, consiglieri: tutti si sono inerpicati lungo il Secchia. Al 90′, al termine di un match non troppo esaltante, il risultato è inchiodato: 0-0. Si va ai supplementari. A una manciata di minuti dal termine il punteggio è ancora “a occhiali”, come direbbe qualche celebre giornalista locale. I rigori paiono all’orizzonte. E invece. Invece Vacondio trova il gol del vantaggio, scatenando il delirio dei supporter borzanesi e ammutolendo i tifosi del capoluogo. Un minuto e Ghizzoni bissa. Con tanto di esultanza-sfottò al cospetto dell’ala albinetana. Si scatena un po’ di parapiglia. Volano parole grosse. Qualche gestaccio. Ma, alla fine, è la Borzanese ad avere ragione e conquistare la finale. E, tre giorni più tardi, è ancora lei a sollevare al cielo l’ambito trofeo, dopo la lotteria dei calci di rigore contro il Real Bismantova. Champagne a Borzano; Nova, sì super, ma costretto a dire addio ai sogni di gloria albinetani. E un San Gaetano degno della miglior pellicola di Sergio Leone. Così capita nel 1997.

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Oggi

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Dicembre 2013. L’ora X si avvicina. Dai, inutile nasconderlo, domenica 8 andrà in scena la partitissima. Albinea-Borzanese, un match che, fino a qualche anno fa, sarebbe stato semplicemente pura fantasia, ‘Montagna’ permettendo. E invece? Invece eccoci qui. A raccontare di una sfida già iniziata da qualche giorno: “Marco (Venturi, ndr), non sognarti nemmeno di perdere con la Borzanese” ha detto l’uomo dai capelli bianchi. Una battuta, certo. Ma anche tanta verità. Non ci siamo mai amati, questo lo sanno tutti. Soprattutto tra le vecchie generazioni non è che i rapporti fossero idilliaci. Tra i giovani le cose vanno un po’ meglio e tante di quelle campanilistiche barriere sono crollate. Però. Per i borzanesi e per gli albinetani resta la Partita. Sì, con la lettera maiuscola. E non è un errore. “L’esordio vittorioso (del nuovo mister) – si legge sul sito della squadra borzanese – in quel di Barco sembra aver rigenerato la truppa che ora è attesa dal primo storico derby contro l’Us Albinea. Appuntamento allo stadio ‘Il Poggio’ di Albinea, si attende il pubblico delle grandi occasioni”. Dunque a Borzano e Albinea l’attesa sale. Ci si aspetta il ‘sold out’. Con i borzanesi pronti a invadere le tribune del campo sportivo albinetano. Sono passati sedici anni da quella sfida indimenticabile. C’è stato qualche altro incrocio al Montagna, ma mai così tirato come quello di quell’afosa sera del 7 agosto 1997. Gli Oasis si sono sciolti: quei due ragazzacci di Manchester si mettevano le mani addosso un giorno sì e l’altro pure. Noel fa il solista. Liam ha fondato i Beady Eye, gruppo che, a mio modesto parere, agli Oasis nemmeno allaccia le scarpe. Un po’ di cose sono cambiate. Tante cose sono cambiate. Ma è pure tornato il derby. Non a Baiso ma ad Albinea. Una sfida tra cugini. Nova non c’è. Neppure lo champagne. E’ una partita. Anzi, inutile girarci intorno, la Partita. Con la lettera maiuscola. E non è un errore.

 


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