William

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Lui abitava a Milford, piccolo paese a 70 chilometri a ovest di Belfast (Irlanda del Nord), nella contea di Armagh. Suo papà era un pezzo grosso della politica e proprietario di un mulino. E lui, William Mc Crum, dopo essere stato un bravo studente di college, era tornato a vivere nel paese in cui era nato. William aveva una passione sfrenata per il football. Erano i primi anni. Pallone di cuoio marrone, scarpe un po’ così… vintage, pali quadrati e poche storie. Era il calcio dei pionieri, quello dell’1-1-8 (w il catenaccio…). Quello vero. Mica top player, merchandising e diritti tv. Al 1900 mancava ancor più di un decennio e Mc Crum giocava nella squadra del suo paese: il Milford Everton Football Club. Ruolo? Portiere.

“Perché?”

Era la domanda che William si poneva più di frequente quando giocava a football: “Perché? Perché i miei compagni di squadra, quando gli avversari si avvicinano alla porta, diventano tanto brutali? E commettono falli a ripetizione? Ok impedire un gol…Però”. William era un tipo sportivo. Era sì un portiere. Ma anche componente della Federazione di calcio Nordirlandese e rappresentante della società di cricket di Milford. “Possibile – pensò – che i difensori la passino sempre liscia di fronte a tanta irruenza?”. A Mc Crum bastò poco. L’idea gli balzò alla mente nell’arco di qualche giorno. Ora non restava che proporla alla Federazione. “Tutta la squadra deve pagare l’errore di un compagno. Non possiamo favorire chi è scorretto. Cosa ne dite di un tiro libero da una distanza di 12 yards?. Portiere contro attaccante, senza barriera. Senza nulla”.

“Mozione Nordirlandese”.

La Federazione Nordirlandese valutò con attenzione la proposta. E la girò agli inglesi perché la giudicassero. Derisa dai “maestri”, gli inventori del gioco del calcio e l’Ifab (International football association board) ribattezzarono l’idea di William come la “mozione nordirlandese” o “death penalty”.

“Chi crede di essere questo Mc Crum?”. E giù a ridere.

Una crepa

Ma il 14 febbraio del 1891 una crepa si fece spazio nel muro di certezze britannico. Terzo turno di Fa Cup: in campo Stoke City e Notts County. Gli ospiti, a una manciata di minuti dal termine, sono avanti 1-0. I giocatori dello Stoke sono riversati in attacco alla ricerca del pari. Il destro è potente, preciso. Il cuoio pare destinato a entrare nella porta ma un difensore del Notts, con un braccio, strozza in gola l’urlo dei tifosi. E, con esso, il possibile gol del pareggio. C’è una punizione a un metro dalla porta. E, soprattutto, ci sono dieci giocatori e il portiere a proteggerla. Provate voi a segnare. Il tiro parte. Ma la barriera è troppo fitta. Non si passa. Notts avanti, Stoke costretto a dire addio al torneo.

“Che avesse ragione quel giovanotto irlandese?” si domandarono i big del football d’oltre Manica. Il dibattito si accese all’istante. E quella proposta, quel tiro da 12 yards, attaccante contro portiere, senza barriera, iniziò a trovare consenso. Soprattutto tra la gente. L’Ifab, il 2 giugno di quello stesso anno, introdusse il calcio di rigore. Sono passati 122 anni. I rigori continuano a regalare emozioni. Gioie infinite o tremende delusioni. Grosso a Berlino 2006. Di Biagio a Parigi 1998. Ve li ricordate?

E William?

Beh William ebbe il merito di far introdurre per sempre una regola che stravolse il calcio. Ah, a proposito: col Milford non andò benissimo. Nel primo campionato a cui il team (in alto la foto della squadra) partecipò, Mc Crum fu costretto a raccogliere il pallone nella sua porta per ben 62 volte. E chiudere la stagione con un bello 0 alla voce punti in classifica. Ma chissene. Quelle “12 yards” hanno fatto scrivere canzoni, alzare coppe, scatenare abbracci collettivi e caroselli in giro per le città. Insomma, hanno fatto storia. Una storia iniziata a Milford, 70 chilometri a ovest di Belfast.


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