Clamoroso al… Picchi

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Una cosa è certa: il maiale non perdona. Servono anni di soffritti, ragù di salsiccia, grigliate in compagnia. E poi non è detto. Potrebbe non bastare; si potrebbe non essere sufficientemente preparati per affrontare un qualsivoglia ben di Dio che nonna (o mamma) ti smolla sulla tavola sempre in ghingheri, addobbata con tovaglia a quadri in stile “Il pranzo è servito” e bottiglia di lambrusco distante da te sì e no un braccio proteso. Il maiale riserva sorprese. Quasi sempre piacevolissime. Ma va affrontato con calma, senza farsi prendere dai bollenti spiriti. Soprattutto se lo si abbina a vicende pallonare. Gli emiliani lo sanno, i “forestieri” un po’ meno..

Suino, pallone, Emilia e Sicilia. Gialloblu e rossoazzurri. Una manciata di montagna, qualche maglia di troppo. Sale e pepe q.b. E il solito, immancabile, pizzico di fantasia dello chef. Questi gli ingredienti. Ma andiamo con ordine.

 

Clamoroso…

Siamo a cavallo tra i ’70 e gli ’80. E c’è una squadra che pare un bimbo su un’altalena al parco giochi. Sale e scende dalla massima serie con una regolarità che ha dell’impressionante. E’ la stessa compagine che, due lustri prima o poco più, ha fatto pronunciare al mitologico Sandro Ciotti una di quelle frasi che – per un motivo o per un altro, o meglio, senza un motivo o senza un altro – vengono alla luce in un soleggiato pomeriggio di inizio giugno e sono destinate a diventare intramontabili: “Clamoroso al Cibali”. Catania-Inter 2-0, stagione 1960/61: Castellazzi e Calvanese bomber di giornata e nerazzurri costretti a dire addio ai sogni tricolore. La provinciale che sconfigge la big. Davide che annienta il gigante Golia.

 

Dall’Etna all’Abetone

Il Catania, come si è detto, vive tra A e B. Ha qualche giocatore di talento, un presidente che è uno spettacolo nello spettacolo. Si chiama Angelo Massimino: costruttore edile, intrallazzi giusti, focoso come pochi. Frasi a effetto, una vera manna per i giornalisti: “Al Catania manga amalgama? Ditemi dove gioca che lo compro”. E ancora: “Sto partendo per un Paese che non vi posso svelare per comprare due campioni brasiliani”. E anche: “Buono questo prosciutto, peccato sappia di pesce”. Stava parlando di salmone…

Ecco, appunto, il cibo. L’altro grande protagonista di questa vicenda: meglio ricordarlo, anche se ancora non è il momento. Il Catania si allena, è estate. Nell’amata Trinacria fa troppo caldo, meglio rifugiarsi nella frescura dell’Appennino Tosco-Emiliano. I rossoazzurri scelgono l’Abetone. Ma il campo non è un granché. Buche sparpagliate qua e là, aree spelacchiate. E nell’hotel c’è addirittura qualcuno a cui, quelle maglie stese alla chissene su balconi e finestre, non piacciono proprio. “Sti cafoni…”.

 

Intanto nella Bassa…

Albinea, un paio d’ore d’auto dall’Abetone. Due dirigenti gialloblu, l’uomo dai capelli bianchi e “alragioner” – sunto perfetto di colui che fa sempre quadrare i conti -, decidono di andare a salutare la truppa etnea. In ballo c’è anche un giovane portiere di belle speranze su cui Massimino e soci hanno decisamente messo gli occhi. Più di un valido motivo per buttar giù un po’ di curve e inerpicarsi sui monti.

Si parte. Accoglienza super, pranzo con la squadra. Si discute dell’affare, si tratta. Tra una portata e l’altra, ma soprattutto tra una chiacchiera e l’altra, ecco sbucare il vero problema: “Qui non stiamo bene, il posto non è un granché”. ‘Alragioner’, “feva un po’ l’american” – racconta l’uomo dai capelli bianchi – fa la proposta che nessuno si aspetta: “Venite da noi, pensiamo a tutto noi”. L’Armando Picchi, inaugurato non troppo tempo prima, è un gioiello a livello reggiano. La dirigenza catanese ci pensa. Poi la scelta: “Bene, veniteci solo a prendere. Al resto pensiamo noi”. La “duade” albinetana si mette immediatamente all’opera. E organizza il trasporto. Il pullman non è proprio a buon mercato. Però…

Il Catania scende dai monti e si rifugia, così narrano i testimoni, nella quiete dell’albergo Europa, a due passi dal grattacielo e a due passi dal centro di Reggio. E suda al “Picchi”. Con spogliatoi ok e campo perfettamente erbato. Per la gioia di tutti i piedi, anche quelli meno educati.

 

L’amichevole

I giorni passano, il campionato si avvicina e le gambe sono sempre pesanti. Ma lo spazio per un’amichevole si trova: sarà, manco a dirlo, Albinea-Catania.

“Verrà pure il presidente…” assicurano i vertici siciliani. E Massimino, a quella partita, non mancherà. Anzi. Sarà suo il calcio d’inizio. Tra gli applausi di un “Picchi” quanto mai straripante di tifosi in festa. I 90 minuti filano via, il Catania vince. Logico. E nel post-gara c’è spazio pure per una cena. Delle nostre. Di quelle che ti aspetti.

 

Al Capriolo

E’ tutta una questione di piedi. Prima tutti in campo, poi tutti sotto la tavola. Catania e Albinea sono pronte a festeggiare. Insieme. Non c’è spazio per la dieta. Cappelletti, tortelli, arrosti, carne di maiale dappertutto, salse e gnocco fritto. E una buona dose di lambrusco. Il presidentissimo Massimino si districa, tra portate succulenti e bicchieri di vino, come Zinedine Zidane tra gli avversari. Decisamente a suo agio. Un sorta di capo barbaro che indica ai suoi la via, sguainando una costina ai ferri. Sorbetto per alleggerire? Macché. “Sopa ingleisa e brasadela”. W la leggerezza. Ci sono i saluti, i ringraziamenti per l’ospitalità, le parole del presidentissimo. Ma è ora di andare a dormire, prima del rientro nell’amata Sicilia. La notte di Massimino, raccontano i ben informati, non è delle più tranquille. Si rivolta nel letto come una salsiccia sulla griglia. Si sveglia. Prova a fare due passi nella stanza. Poi giù nella reception. Nulla da fare. Le cose vanno sempre peggio. Un’ambulanza arriva a sirene spiegate, il trasporto al Santa Maria è immediato. Una flebo ‘disfaunto’ lo aiuta a riprendersi dopo ore di lamenti e tormenti intestinali. La mattina successiva il presidentissimo si congeda dall’Emilia con un volo diretto per Catania. Consapevole dell’ospitalità, consapevole che il maiale, se non lo conosci, non ti perdona.  

 


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