Stavolta il calcio non c’entra

Provocatorio? Forse. Certamente singolare. Anzi, singolari. Il numero 3 di “Chiesa in Cammino”, periodico dell’Unità pastorale di Albinea, mostra un paio di articoli decisamente interessanti. C’è spazio per i resoconti sui pellegrinaggi, c’è spazio per l’annuncio dell’inizio dell’anno catechistico. Ma c’è spazio pure per “Non sposatevi, non vi conviene” e per “La questua domenicale”: questi i due pezzi che hanno destato un pizzico di scalpore.

Ma andiamo con ordine. A pagina 4 viene riportato un articolo, su un’indagine compiuta dalle Acli bresciane (Associazione cristiana lavoratori italiani), nel quale vengono elencati dieci motivi per cui alle famiglie ‘tradizionali’, “bastonate dallo Stato” – per riportare parte del testo dell’articolo-, non convenga sposarsi. In sintesi ecco i dieci motivi per cui sia preferibile non convolare a nozze: Indicatore Isee; Detrazioni Irpef per figli a carico; Assegni al nucleo famigliare; Esenzione ticket; Asili nido; Case popolari; Sostegno all’affitto; Assegno sociale; Integrazione al trattamento minimo e maggiorazioni sociali; Pensione di reversibilità.

Una provocazione? Può darsi. Certamente un punto di vista. Che può essere condiviso oppure no.

Decisamente più pesante “La questua domenicale”. Articolo non firmato che recita: “Il Consiglio Affari Economici della Parrocchia ha rilevato come le offerte raccolte dalla questua domenicale siano fortemente calate rispetto al passato al punto che non coprono più nemmeno le spese correnti, cioè il riscaldamento, la luce, l’acqua ecc., che invece, come ben sapete sono fortemente aumentate. Certo la crisi economica ha pesato anche su questo gesto, tuttavia il Consiglio ha ritenuto che possano esserci anche altre motivazioni, come per esempio, che la gente si sia un po’ dimenticata dell’origine e delle motivazioni della questua domenicale. Anticamente, dagli Atti degli Apostoli in poi, tutte quelli che andavano a Messa portavano qualcosa: il pane e il vino necessari per la Comunione, la legna per scaldare la chiesa, le candele per illuminare, gli arredi necessari e naturalmente offerte in denaro per le opere caritatevoli, per ospitare i pellegrini ecc.

Era il modo principale per condividere i propri beni, come ci hanno insegnato gli Apostoli, un gesto che nasce innanzitutto dalla Fede e dalla gioia di appartenere alla propria Chiesa e in questo modo realizzare una vera comunità parrocchiale. Per alcuni oggi non è così. Qualcuno pensa che tutto sia dovuto e perciò si sente libero di non partecipare alle incombenze della propria parrocchia, di non preoccuparsi di quanto invece c’è bisogno della sua opera o almeno di un aiuto in denaro che comunque non può essere quello di liberarsi, talvolta, di qualche monetina. Ogni comunità parrocchiale, come ogni famiglia, ha bisogno di denaro per poter vivere e compiere la propria attività educativa e caritativa. L’offerta durante la messa, o direttamente al parroco, è il modo principale per aiutare con gioia e generosità la nostra Comunità Parrocchiale. Grazie”.

Un pezzo che desta qualche perplessità. Un’opinione. Giusto o sbagliato questo appello? Personalmente è un intervento che trovo non troppo sensibile, soprattutto in un periodo in cui tante famiglie versano in condizioni economiche critiche. Ma, logico, è doveroso che ognuno abbia il proprio punto di vista. Pazienza. Vorrà dire che, d’ora in avanti, quando mi recherò a messa in una delle chiese albinetane, porterò un pezzo di legna…

E voi come la vedete?

 


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