“E io sono Gargamella…”

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“E io sono Gargamella”. Un momento, mettiamo subito le cose in chiaro: Bersani non c’entra. Nulla. E neppure gli amati-odiati scranni della politica. Come non c’entrano quei simpatici esserini animati blu e bianchi che hanno allietato i pomeriggi di migliaia di ragazzi tra gli ’80 e i ’90. O meglio, forse un pochino sì. Questa, detta senza troppi giri di parole, è una storia da bar. Vera? Leggenda? Chi lo sa. Una storia con i suoi protagonisti. Di mezzo c’è un pallone, un torneo, qualche bullo di periferia. E poi c’è Albinea.

 

Lo chiamavano Armandino

Primi anni ’80. Il campo sportivo “Armando Picchi” di Albinea ha appena compiuto due lustri. Il manto è spelacchiato, l’oratorio è sì e no un’idea. Così come il teatro e “Il Poggio”, quello che del “Picchi” diverrà una specie di perfetto fratello minore, il piccolo che papà e mamma portano sempre da esempio quando parlano con gli amici, facendo infuriare il più vecchio. Ma il “Picchi” è il “Picchi”. Una curiosità: in Italia è stato il primo stadio – che si possa definire così? – dedicato alla memoria del libero-signore della grande Inter prima e tecnico della Juve poi. Lo chiamavano Armandino. Mai una parola giù di posto, mai un comportamento fuori dalle righe. “Hai presente Scirea?” raccontava il signore dai capelli bianchi. “Beh Picchi… Picchi, forse, era ancora più corretto. Un problema di salute se lo portò via ad appena 35 anni. Era nato a Livorno, aveva giocato in Nazionale. Il giorno dei suoi funerali tutta la città si fermò per oltre un’ora. In segno di rispetto. E noi, col nuovo campo da inaugurare, pensammo immediatamente a lui”. Picchi se ne andò una sera di fine maggio del 1971. L’impianto parrocchiale di Albinea prese il suo nome il 12 giugno, appena quindici giorni dopo. Due derby “infuocati”, con tanto di pallone “da gara” (sempre per dirla come il signore dai capelli bianchi) piovuto dal cielo – qualcuno si accollò l’onere di noleggiare un ultraleggero da cui lanciare il cuoio a pezze bianco e nere -, aprirono le danze: doppia sfida incrociata tra Albinea e Borzanese. “Prima i cèno. Po’ i grand”. Al taglio del nastro non mancava praticamente nessuno: c’era il parroco, il sindaco, l’onorevole e il monsignore. I ciuffi d’erba si contavano sulle dita di una mano. Intorno c’erano poche case e manco San Gaetano (la prima Messa sarebbe stata celebrata solo a settembre 1973). E buttando l’occhio verso i colli la prima abitazione che si incrociava era quella sopra il bar Sport. Insomma, tutta un’altra Albinea.

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I tornei

Al “Picchi” giocava l’Albinea. Una comparsata in Promozione, per il resto sempre a sgobbare tra Prima e Seconda Categoria. Poi c’erano i Pulcini, i Bocia e tutti gli altri. Ma il clou arrivava in estate. Col doppio appuntamento: torneo dei bar ad inaugurare la stagione, torneo “Simonazzi” a seguire.

 

Bar in trincea

Ce ne era per tutti i gusti, per tutti i palati. Il buono, il picchiatore, il fantasista venuto dal “Muntchevel. Li lò le boun, ma boun daboun”. Le note di “Marina, Marina”, microfono incollato a un vecchio mangianastri nella sede prefabbricata, si diffondevano lungo le vie limitrofe. Così come il profumo di gnocco di Picciati, fritto nell’unto del paiolo dentro la casetta verde di lamiera all’ingresso. Una luce fioca, 15 watt a malapena, illuminava la finestra in pieno stile Puffi (tanto era piccola) – Gargamella si avvicina ma ancora non è il momento – dove si trovava la cassa.

 

Le formazioni

“Sportivi buonasera. 14° Torneo dei Bar di Albinea. Si affrontano Kokonas e Caffè Sou Bar (voce fuoricampo: “Guido, as dis Shop”). A me m’han det Sou”. Erano epiche, uno spettacolo nello spettacolo. Al resto pensavano i gol, le tribune gremite e le accese rivalità tra i locali di Albinea, Borzano e Bellarosa.

 

W Gargamella

Del torneo dei bar, in breve, si è detto. Capitolo a parte lo merita il “Simonazzi”: era tra il top dei tornei estivi della pedecollina. Sul manto del “Picchi”, in diverse occasioni, arrivarono addirittura talenti della serie A o stelle della Reggiana. Ci si divertiva sul serio, le partite erano spesso uno spettacolo. Ed ecco, finalmente, spuntare Gargamella. Primi anni ’80. In giro c’era una banda di bulli che di frequente funestava le serate estive reggiane. Erano tutti piccolini, indossavano sempre un bomber nero. Si chiamavano, o forse qualcuno li aveva nominati così data la statura non proprio da Watussi, Puffi. Era una sera come tante e al “Picchi” andava in scena il “Simonazzi”; il primo incontro era iniziato da non troppo. La banda, dopo aver smollato i motorini un po’ qua e un po’ là, si presentò alla cassa: “Noi siamo i Puffi, noi non paghiamo”.

La signora addetta ai biglietti, senza fare una piega, buttò un occhio all’interno della recinzione, nel prato vicino la gradinata. “Ragazzi, qui ci sono i Puffi. Vogliono entrare senza pagare. Sono cinque, cosa faccio?”. E una voce, dopo qualche istante: “Falli passare”. I bulli entrarono tra spintoni, schiamazzi e risate generali, soddisfatti dell’ennesimo atto d’arroganza. Pochi passi e la sorpresa. Due signori di mezza età, non proprio dei più affabili, si avvicinarono a ‘Quattrocchi’ e compagnia. “E così voi sareste i Puffi? Bene, perché io sono Gargamella. E lui è Birba”. Il resto è abbastanza scontato. I ‘simpatici’ ragazzotti finirono un po’ dappertutto. Contro le reti, con le facce dentro ai cancelli. Un altro, diventato all’improvviso “Spiderman”, sparì su un albero. Ci vollero in tre a convincerlo a scendere. Se ne andarono a gambe levate. Al “Picchi”, si proprio lì, nessuno li vide più.

Questa è una storia da bar, un po’ vera un po’ inventata. C’è il pallone, il campo sportivo. I Puffi e Gargamella. E come sempre c’è Albinea. Gli anni sono passati, i tornei spariti nell’oblio. A voi non mancano?


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