W la pipì

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Vietato divertirsi. Più che “Albinea Paradise”, come recita la segnaletica stradale lungo via Vittorio Emanuele, si potrebbe ormai parlare di “Albinea Hell”. Sì, un inferno. Inferno soprattutto per i gestori dei locali che propongono belle feste e tante iniziative per portare gente in paese. Come ormai prassi consolidata, anche quest’anno, la tradizione si è ripetuta. E se negli anni precedenti, al termine di una delle feste più riuscite della stagione estiva, via Caduti per la Libertà, dopo la lettera di protesta ai quotidiani locali di qualche cittadino, si era ironicamente tramutata in via Caduti per l’alcol (celebri le orde di ubriaconi sparpagliate in ogni dove; ancora qualcuno le sta cercando…), quest’anno ad “Albinea Paradise” è toccato il titolo, logicamente honoris (od hodoris?) causa, di “latrina a cielo aperto”. Una soddisfazione, senza dubbio. Insomma, un fiume umano invade il centro del paese e zacchete: scoppia la polemica. Non si pensa agli esercenti che, complice la crisi, provano a ingegnarsi per portare gente nei locali. Non si pensa al fatto che, per alcune sere, Albinea è stata uno spettacolo. Con un’infinita distesa di teste a invadere piazza e vie limitrofe. Alcuni espletano, magari dopo qualche bicchiere di troppo (nessuno li giustifica, sia chiaro), pratiche fisiologiche vicini a una siepe e il degrado, per qualcuno, impazza.

A questo punto, per dirla alla Marzullo, una domanda sorge spontanea: che sia giunto il momento di iniziare a pensare alle cose serie? Forse. Una su tutte. Ad Albinea pare che divertirsi sia vietato. C’è un artista che prova in strada in vista dell’imminente concerto, sono le 19,30, e un cittadino scende imbufalito ricoprendolo di improperi per “tutto questo baccano”. Gruppi di ragazzi hanno l’opportunità di far ascoltare la propria musica in un bel contest, addirittura fino all’incredibile orario delle 23, e gli organizzatori sono costretti a traslocare al parco dei Frassini per non turbare la quiete pubblica. Insomma, un bastone tra le ruote dopo l’altro. E pensare che, da fuori, tutti guardano ad Albinea con ammirazione. “Perché è un paese vivo ma allo stesso tempo tranquillo”, “perché, anche se non c’è nessuna festa particolare, in estate c’è sempre gente”, “perché c’è fresco e si sta bene”. Per gli altri è un “paradise”, per qualche albinetano un “hell”. Un quesito è lecito a questo punto: che si voglia sul serio ritornare al paese dormitorio di qualche anno fa?   


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