Kojiro

Kojiro Hyuga. Pronunciato così sembra il nome di un ristorante giapponese, uno di quelli con le portate che girano sul nastro trasportatore tipo circuito di Formula 1. O un cattivo di un qualche film: incazzato e incazzoso da far paura, abilissimo nel far roteare coltelli e lanciare stelle letali. Kojiro Hyuga non è niente di tutto questo. Kojiro Hyuga è uno che ha riempito i pomeriggi di intere generazioni. Di quei giovanotti che si ritrovavano seduti sui banchi di terza o quarta elementare negli anni in cui il muro di Berlino cadeva e gli occhioni sgranati e spiritati (oltre ai gol, sia chiaro) di Totò Schillaci rendevano magiche le notti di “una estate italiana”. Di quei giovanotti che i pomeriggi d’inverno, dopo aver calciato e rincorso un pallone finché nebbia e gelo lo permettevano, li trascorrevano a guardare Bim Bum Bam. Di quei giovanotti che, quando rientravano a casa, avevano le gote del colore del ciuffo del pupazzo Uan e si immergevano nelle avventure di BatRoberto e compagnia. E tra la “compagnia”, quando la voce di Paolo Picutti attaccava con quel motivetto, il pomeriggio prendeva subito un’altra piega. “Nanna…na-na-na…na-na-na-nannana…Due sportivi, due ragazzi, per il calcio sono pazzi…”. E lì scendeva il silenzio. Pane e nutella sulla tavola. The o latte col Nesquik ad accompagnare il tutto. Nonne o mamme a cullare quei ragazzotti ipnotizzati dalle immagini sparate dal Mivar a tubo catodico: “Mangia che devi crescere”. Benji, con l’immancabile cappellino con la scritta “W Genzo” sulla visiera, che le prendeva tutta; Holly, ciuffo aerodinamico, che arrivava a scuola in scarpe coi tacchetti e pallone a pezze bianco e nere (altro che quelli termosaldati di adesso) sottobraccio. Patty che faceva il tifo. Ed Warner che volava da un palo all’altro, i gemelli Derrick e la catapulta infernale. Julian Ross e quella saetta che gli spezzava il cuore ogni volta in cui la fatica si faceva sentire per davvero. Teo Seller, Tom Becker e Bruce, quello che respingeva i tiri avversari con la faccia che, immancabilmente, si tingeva di un color rosso semaforo. Poi c’era Kojiro Hyuga. Giocava nella Muppet. Aveva le maniche della maglia arrotolate. La carnagione olivastra. Hyuga aveva avuto un’infanzia difficile: orfano di padre da quando aveva 9 anni, lavorava per far fronte alle difficoltà economiche della sua numerosa famiglia. Il calcio per lui era tutto. Rivincita, passione. Dai, Kojiro Hyuga. Semplicemente, Mark Lenders.

La storia travagliata di Mark, casualmente incrociata su internet qualche tempo fa, mi convince a scrivere. Perché mentre “Holly e Benji” pian piano scompare dai palinsesti tv per far posto a “interessantissimi” reality, talent show e altre robe del genere, il manga – ideato nel 1981 e successivamente ‘Bibbia’ del cartone animato – realizzato da Yoichi Takahashi prosegue. E i nostri eterni ragazzi, come è normale visto le doti tecniche eccellenti, sfondano nel calcio che conta. Con alcuni doverosi distinguo. Oliver Hutton, “El Diez” del Sol Levante, dopo i trascorsi nella New Team, approda al San Paolo in Brasile. Nel 2002 si trasferisce al Barcellona. Col tecnico degli spagnoli qualche screzio non manca. Il mister, a causa della presenza del talentuosissimo Rivaul, lo declassa nella squadra B blaugrana. Ma Holly non demorde. E, complice un infortunio del rivale brasiliano, è determinante nel Clasico vinto dai catalani. Il finale? Uno “scontatissimo” 6-5. C’è spazio pure per il gossip: Patty l’ha conquistato e adesso sono marito e moglie. Benji Price era ed è nell’Amburgo: insomma una delle ultime bandiere del pallone. Ed Warner, invece, è rimasto in Giappone. Ovviamente è in Nazionale. Il ct Kira, l’ubriacone che cazziava Lenders e che lo costringeva a sparare bordate contro le onde dell’oceano, probabilmente stordito dai fumi dell’alcol, in un match prova Ed come attaccante. Tipo Ancelotti con Pirlo: nuovo ruolo e nuova vita per l’uomo ragno giapponese. Assist e gol, molti dei quali segnati logicamente in rovesciata. Bruce Harper, sempre più sosia di Paolo Montero, gioca in Giappone e nel Giappone. Su Julian Ross le voci si rincorrono: c’è chi lo dà per morto a causa dei problemi cardiaci, chi guarito e stella nella J-League. Mistero.
E Kojiro? Kojiro, alias Mark Lenders, è diventato una star. Dopo il successo nei Mondiali Under 19 col Giappone la Juventus – è la solita zampata di Moggi (siamo nei primi anni del 2000) dopo aver depistato giornalisti e addetti ai lavori sui possibili obiettivi di mercato – lo acquista. Ma Marc non convince del tutto. La muscolatura lascia dubbi, ci sono troppi squilibri. Lenders debutta in serie A col Parma ma l’arcigno Thoram lo francobolla e per il buon Kojiro la sfera, in quei 90 minuti, resta un miraggio. Ma la Juve non demorde. Ha investito e vuole il suo giovane top-player. Allenamenti massacranti. Poi la cessione in prestito alla Reggiana in serie C1. Coi granata, Lenders è subito protagonista. Segna gol a ripetizione grazie al suo tiro della tigre, per la serie B è una sfida interminabile contro l’Albese di Rob Denton (ex compagno di Holly alla NewTeam acquistato dall’Inter). A Reggio i ricordi di Lenders sono indelebili. Su forum e blog è ricordato come “il miglior giocatore granata degli ultimi anni dopo Paolo Futre”. Insomma, una storia pazzesca. Uno degli idoli di quando si era fanciulli a due passi da casa. Con tanto di immagini e disegni che mostrano il “Giglio”, villa Granata e via Agosti. Una stella del Giappone nella terra del formaggio più buono del mondo. Kojiro Hyuga: ma quale ristorante, piuttosto una favola di un mito che, per un attimo, ci ha fatto tornare bambini.Immagine


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