“Figli” di Bosman. Con la testa quadra

“Figli” di Bosman. Con la testa quadra. Eccoli qui. Uno ad uno. Gli stranieri, comunitari e non, che indossarono la maglia della Reggiana nel 1996/97. Una stagione, in un certo senso, da record: granata ultimi con appena 19 punti (2 vittorie, 13 X e 19 sconfitte). Un campionato che passò alla storia principalmente per tre motivi: il bel calcio – e i pochi punti – di mister Mircea Lucescu (poi esonerato e rimpiazzato da Oddo), gli stranieri semi-sconosciuti che indossarono il granata e che calcarono il manto erboso del Giglio. E il terzo motivo? Il Giglio, appunto. In quell’anno la Reggiana si scontrò con la sindrome delle ‘mura-amiche’: zero vittorie davanti al proprio pubblico. Da guinness. Ma tornando agli stranieri, la pattuglia di meteore (o quasi) che sbarcò tra l’Enza e il Secchia resta ancora oggi negli annali: Dietmar Beiersdorfer, Georges Grun, Franz Carr, Antonio Pacheco, Ioan Ovidio Sabau, Igor Simutenkov, Adolfo Valencia e Michael Hatz. Sono loro i “figli” di Bosman. Con la testa quadra e la esse che scivola. E’ bello ricordarli, a quasi vent’anni di distanza.

Dietmar Beiersdorfer. Arcigno difensore tedesco nato a Furth il 16 novembre 1963, proveniva dal Colonia. Negli anni precedenti era stato una colonna di Amburgo e Werder Brema. Aveva un nome quasi impronunciabile. Chioma bionda, lento da far paura, i reggiani non lo apprezzarono mai del tutto. Teutonico sì, ma “a placche”. Insomma, a volte era un ‘generatore’ di terremoti difensivi. Venti presenze, un gol. Chiuse a Roma il 20 aprile 1997. Un rinvio-bomba di un laziale, nei pressi del cerchio di centrocampo, lo colpì all’occhio. Subì un parziale distacco della retina, fu costretto a dire addio al calcio giocato. Ah, per la cronaca: la Lazio di Zoff asfaltò i granata per 6-1. Igor Protti, dopo un’annata tribolata, in pieno stile Gesù Cristo, risorse proprio contro i ragazzi di Oddo: tre, quella volta, non furono i giorni, bensì i gol che il bomber dal pizzetto curato e dal capello laccato realizzò nei 90 minuti. Nedved (due volte) e Signori su rigore completarono l’opera. L’altro Igor, Simutenkov, siglò la rete della bandiera (e sbagliò pure un penalty). Dimenticavo: Beiersdorfer, attualmente, è dirigente dell’Amburgo.

Ne abbiamo parlato, eccolo.

Igor Simutenkov, nato a Mosca il 3 aprile 1973. Qualcuno, sugli spalti di Mirabello prima e Giglio poi, l’aveva soprannominato bonariamente Matrioska. Arrivò a Reggio nel 1994 direttamente dalla Dinamo Mosca. Rapido e scattante, in granata collezionò 97 presenze e 20 gol. Nel 1998 si trasferì al Bologna. La sua carriera proseguì l’anno successivo nel Tenerife. Giocò pure negli States, nei Kansas City Wizards (un nome più adatto a un team della Nfl). Tornò nella “Madre Russia”, al Rubin Kazan, nel 2005. Ora è collaboratore di mister Luciano Spalletti allo Zenit. Ha giocato 20 volte in nazionale.

Georges Grun. Belga, classe 1962. Difensore o, all’occorrenza, mediano. Dopo 222 presenze e 32 gol all’Anderlecht si accasò al Parma nel 1990. Nel 1994 tornò in Belgio. Il Bel Paese gli rimase nel cuore. Fece ritorno n Emilia, stavolta di qua dall’Enza, proprio nel 1996. Non era più lo stesso. In Nazionale ha collezionato 77 presenze, segnando anche 6 reti. Ha disputato tre Mondiali e un Europeo. Ha vinto campionati e coppe europee. Una carriera invidiabile. Iniziò l’avventura granata quando già aveva imboccato il viale del tramonto. Fa il commentatore tv.

Michael Hatz. Austriaco, difensore, nato nel 1970. Proveniva dal Rapid Vienna. Una sola stagione a Reggio. Venti presenze, 0 gol. In pochi lo rimpiangono. L’anno successivo approdò al Lecce: quattro mesi e venne rimpatriato. Non era clandestino. Semplicemente, non era proprio un fenomeno. Su di lui circola una leggenda: pare sia arrivato in ritardo alla presentazione coi granata perché non riusciva a trovare la città di ‘Reggiana’ sulla mappa…

Franz Carr. Ala superstar nel Nottingham Forest tra il 1985 e il 1991. Con tanto di coro intonatogli dai tifosi. A Reggio arrivò nel corso del mercato di riparazione. Non lasciò traccia. Qualcuno lo definì “Paracarr”…Sei presenze, zero gol in granata nel 1996/97. Centometrista mancato, andava così forte che spesso si dimenticava il pallone.

Antonio Pacheco. Portoghese, classe 1966. Di lui si sa poco. Indossò il granata nel dicembre del 1996, era un centrocampista della Belenenses con trascorsi al Benfica e sei presenze con la nazionale portoghese. Alla presentazione a Reggio disse: “Sono qui a caccia di rivincite. Ho l’ultima occasione per dimostrare di essere un grande giocatore”. Secondo voi come andò a finire?

Ioan Ovidio Sabau. Romeno, classe 1968, era un buon centrocampista. Proveniva dal Brescia, si fermò a Reggio per una sola stagione: 19 presenze e un gol. Tornò al Brescia l’anno successivo, poi Cluj, Rapid Bucarest. Un buon palmares: tre scudetti, due coppe romene, due coppe d’Olanda e una Supercoppa d’Olanda col Feyenoord . Vanta 52 presenze e otto reti in nazionale. E’ attualmente allenatore del Rapid Bucarest.

Adolfo Valencia. Eccolo, il bomber”. L’uomo che avrebbe dovuto garantire i gol salvezza. Lo chiamavano “El tren” (il treno), per la sua incredibile 

Valencia, El Tren: ai tempi del Bayern Monaco
Valencia, El Tren: ai tempi del Bayern Monaco

rapidità. Colombiano, nato nel 1968, si presentò a Reggio con un curriculum invidiabile: una stagione al Bayern Monaco (con 11 gol), una all’Atletico Madrid (6 gol) e vagonate, tanto per stare in tema, di reti su e giù per il Sud America. In granata partì bene, poi scomparve. Fece collezione di gol inutili (Udinese, Bologna ecc). Collezione, parola grossa. In Emilia realizzò ben 4 (!!) reti in 23 partite. Che sgroppate al Giglio. Avevo l’abbonamento nei distinti laterali sud. Due file sotto di me, un signore di classe pettinato con una riga improponibile, all’ennesimo gol mangiato, disse: “E lì lò l’è un treno? Al masim srà na litoreina (Monovagone Reggio-Ciano: all’epoca, a stare abbondanti, non superava i 60 km/h)”. Senza dimenticare i cori a lui dedicati. All’inizio dell’avventura granata: “L’abbiamo trovato da soli in Colombia, l’abbiamo portato con noi in Italia. Il treno davanti alla porta non sbaglia…Adolfo Valencia!!!”. Dopo qualche ottima partita: “L’abbiamo trovato da soli in Colombia, l’abbiamo portato con noi in Italia. Il treno davanti alla porta deraglia…Adolfo Valencia!!!”. 


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